martedì 25 marzo 2025

NINO MICELI RACCONTA LA STORIA DELLA SUA VITTORIOSA RIBELLIONE AL PIZZO MAFIOSO

 

Riporto la mia Prefazione al volume di Nino Miceli, E tu lo sai chi sono io? Storia di una ribellione al pizzo, Di Girolamo, Trapani 2025, che abbiamo presentato ieri a Roma, presso la Sala Extra di “Libera”, con la partecipazione di  Mario Mattifogo (generale dei Carabinieri ris.) e Anna Canepa (Direzione nazionale antimafia antiterrorismo). Non sono mancate le domande da parte di qualcuno del numeroso pubblico presente in sala.

 


       Per aprire questo libro con una chiave adatta

Antonino Miceli è una delle persone che onorano l’Italia e compensano la viltà, la corruzione, la piccineria d’animo di tanti altri concittadini. Nelle pagine che seguono l’autore narra la sua storia di ribellione alle richieste mafiose di pizzo, le sue vicende giudiziarie e personali, la sua attuale condizione di “testimone di giustizia” (cittadino che si oppone  al mondo mafioso e collabora con le autorità giudiziarie per perseguire i criminali) da non confondere con la condizione di “collaboratore di giustizia” (denominazione riservata ai cittadini che, avendo fatto parte di associazioni criminali, se ne sono poi distaccati per motivi talora nobili e più spesso  meno nobili).

Per varie coincidenze, sono venuto a conoscere Nino una ventina di anni fa e ho avuto il privilegio di accompagnarlo in varie sedi (università, scuole, associazioni, sindacati…) dove ha raccontato la sua storia. Indimenticabile la prima volta, nell’Aula Magna della sede storica dell’Università di Palermo, con la partecipazione di un magistrato che avevo avuto tra i miei alunni al liceo e che, proprio all’esordio della carriera, aveva brillantemente sostenuto l’accusa contro i persecutori di Miceli: Antonino Di Matteo.

Intanto Nino Miceli mi ha espresso il desiderio di raccogliere in un testo organico quanto  si trova in pubblicazioni e interviste di difficile reperimento, integrato con vicende e riflessioni – non meno significative -  fino al momento presente.                 

È stato per me un onore prestare una mano a un personaggio pubblico che, intanto, è diventato uno dei miei amici più cari. Il risultato è una narrazione puntellata da disgrazie, muri di gomma e colpi di scena, talmente avvincente da stentare a ritenerla – come in effetti è– veridica sin nei minimi dettagli: sembrerebbe un testo di scrittura collettiva prodotto da Kafka, Pirandello e Camilleri. Se fosse la sceneggiatura di un film rischierebbe di vincere il premio Oscar: ma, come si evince dagli intrecci che l’autore evidenzia con numerosi eventi contemporanei, è tutta la storia d’Italia dal Secondo dopoguerra a oggi ad essere al di sopra di ogni immaginazione letteraria.

Spero che un numero ancora maggiore di lettori potrà trovare in queste pagine non solo memoria di eventi che meritano di non cadere nell’oblio, ma anche e soprattutto  incoraggiamento a lottare senza tregua contro il dominio mafioso che minaccia la democrazia in tutto il Paese e ormai anche in aree geografiche esterne ai confini italiani.



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Qui il link al testo rielaborato e pubblicato anche su :

https://www.zerozeronews.it/un-miracolo-denunciare-la-mafia-e-sopravvivere-ai-boss-e-alla-falsa-antimafia/ 

 Qui la video registrazione (quasi completa) del mio breve intervento introduttivo alla presentazione romana:





martedì 18 marzo 2025

TRE APPUNTAMENTI A ROMA (DA LUN. 24 a MERC. 26/3/2025)

Informo con piacere su tre occasioni d'incontro con le persone amiche che vivono a Roma o che si trovino lì di passaggio.

(Il primo e il terzo incontro sono a ingresso libero. Solo per il secondo incontro, di martedì 25/3, è necessario prenotarsi alla e-mail:   maxsal58@gmail.com   e attendere conferma della disponibilità di posti).








lunedì 17 marzo 2025

IN TOSCANA ( 10 - 12 aprile 2025) PER DOCENTI MA NON SOLO

Percorsi didattici di antimafia sociale

Una proposta formativa multidisciplinare tra processi educativi e impegno sociale

IX Edizione

"Toscana – Sicilia. Reti interculturali in e tra territori diversi"

PRESUPPOSTI CULTURALI

In questo 2025 si è giunti all'ultima tappa del trittico di sessioni formative inaugurato con la VII edizione del Corso svoltosi nel 2021 in Sicilia che prevedeva la sua prosecuzione in una Regione del Sud continentale e in una del Nord.

Tale previsione nasceva dall'esigenza di fare esperienze concrete sulle diverse caratterizzazioni sul Territorio di fenomeni mafiosi e malavitosi in generale, presenti in contesti socio-economici diversi, ma con uguale capacità di devastazione complessiva delle Società interessate. In tal senso, si manifesta l'evidente intento di superare stereotipi e luoghi comuni che raccontano in modo inadeguato fenomeni criminali di tipo mafioso circoscritti in alcune Aree storicamente interessate e lasciando intendere la presenza di altri Territori del tutto avulsi da detti fenomeni criminali.

Come da metodo consolidato avvertiamo il bisogno di attraversare luoghi e situazioni e di ascoltare Esperti e Testimoni per prendere consapevolezza di un fenomeno comune a Territori molto diversi rispetto al quale tutte le Comunità educative – con la presenza determinante dell'Istituzione scolastica – dovrebbero condividere adeguati strumenti d'intervento sul piano didattico ed esperienziale per costruire nei giovani una coscienza l critica che rimane l'inevitabile obiettivo per sviluppare una cittadinanza più matura, consapevole e responsabile.

Pertanto restano fermi anche in questa edizione i presupposti culturali del percorso formativo che prosegue in continuità teorica e pratica con i temi sviluppati nelle precedenti edizioni. Tali presupposti questa volta saranno attraversati e confrontati in un Territorio come la Toscana che – nonostante la sua straordinaria bellezza artistico-ambientale e la sua fulgida Storia - non è stata risparmiata dal cancro delle mafie – non solo in termini di importazione di fenomeni criminali da Territori di antica tradizione mafiosa, ma anche di creazione di sistemi criminali prettamente locali, almeno in termini di complicità e di connivenze.

Ma è sicuramente motivo di speranza il fatto che – come si è potuto constatare in Campania – un difficile, ma importante percorso di un consolidato movimento di opposizione culturale alla camorra locale - con tutte le relazioni e le cointeressenza con altre mafie - del pari è presente in Toscana un analogo movimento che - sia pure con specificità diverse – ha sviluppato nel tempo – oltre ad una rete di relazioni con movimenti di contrasto e resistenza presenti in Regioni del Sud di antica presenza mafiosa – la consapevolezza – individuale e collettiva – di concreti e diffusi insediamenti di crimine organizzato che nella Loro Regione hanno fatto sistema con realtà politico-istituzionali ed economiche. Di questo movimento - molto attivo e creativo - sarà prezioso partner per tutte le nostre attività in terra toscana – in particolare nei Territori di Siena, Firenze e Prato – la Fondazione Antonino Caponnetto

METODOLOGIA, MODALITÀ E DATE DI SVOLGIMENTO

Il Corso conferma la modalità interattiva basata sui principi della co-formazione con la valorizzazione degli aspetti comunicativi e della relazione personale diretta, oltre che con l'ascolto e il confronto con qualificati Docenti/Esperti, con Soggetti attivi nell'Associazionismo, nel volontariato sociale e in altri Enti e Gruppi informali attivi nel Territorio. L'attuazione di tali principi formativi sarà favorita dalla convivialità nella forma residenziale che prevede il Corso anche in questa edizione, preceduta da una sessione online di 4 incontri in VDC nei giorni 31 marzo, 3/7/8 aprile 2025 dalle ore 16,30 alle ore 18,30 - su argomenti propedeutici e/o di contestualizzazione rispetto ai temi dibattuti in presenza nella successiva sessione residenziale che si terrà presso Suvignano (SI), Firenze e Prato nei giorni 10-11- 12 aprile 2025.

Si precisa infine che la presenza necessaria per ottenere il rilascio dell'Attestato di partecipazione dovrà essere assicurata in entrambi le sessioni – online e in presenza – secondo le disposizioni contenute nel Regolamento.

ORGANIZZAZIONE

Questo Corso si svolgerà in Toscana  e vedrà la partecipazione di un massimo di 30 Docenti in servizio presso le scuole di ogni ordine e grado e di 5 Uditori.

L’organizzazione e la logistica del Corso saranno curate da Solidaria Onlus, mentre la direzione scientifica è affidata all’Università “Kore” di Enna. Ci si avvale, inoltre, della collaborazione – nei Luoghi di svolgimento delle attività – del contributo di un tessuto associativo e istituzionale attivo in Toscana.

SESSIONE ONLINE

Programma attività

Giorno   Orario              Descrizione attività

31 marzo 16,30 – 18,30 * Apertura lavori del Direttore del Corso Prof. Giuseppe Burgio

*  Andrea Meccia – L'uso degli strumenti audiovisivi nella didattica: una proposta metodologica

3 aprile 16,30 – 18,30 * Christian Raimo – Libertà di insegnamento e di espressione: un indicatore fondamentale per misurare la qualità della democrazia in un Paese

7 aprile 16,30 – 18,30 Marcello Ravveduto – Studenti digitali: fascinazione digitale al tempo dei social

8 aprile 16,30 – 18,30 Irene Biemmi – Segregazione formativa e orientamento scolastico. Una prospettiva di genere

 

SESSIONE RESIDENZIALE

presso Tenuta agricola di Suvignano Monteroni d'Arbia (SI) con attività in Firenze e Prato

Programma attività

Giovedì, 10 aprile 2025

Orario Descrizione attività

Entro le ore 10,30 Arrivo dei partecipanti a Siena - stazione ferroviaria centrale o terminal bus e Transfer fino alla Tenuta di Suvignano (SI) a cura  dell'organizzazione. -

11,00 - 13,30 - Inizio delle attività e presentazione del gruppo

- Presentazione dei Lavori e illustrazione delle attività

13,30 Pranzo sociale

16,00 - 19,00 - "La Toscana non è Terra di Mafia ma la Mafia c’è e c’era!"

Maurizio Pascucci Responsabile Nazionale Beni Confiscati alla Mafia Fondazione Antonino Caponnetto

- "L’impegno dei Comuni per prevenire l’infiltrazione mafiosa"

Gabriele Berni, Sindaco e coordinatore ANCI legalità

- "Percorsi di cittadinanza attiva nelle scuole"

Domenico Bilotta, Responsabile Scuola della Fondazione A. Caponnetto /Vice Presidente dell’Associazione Nonno Nino

20,00 Cena sociale

Venerdì, 11 aprile 2025

Orario Descrizione attività

08,30 Trasferimento in Pullman a Firenze -

09,00 - 13,00 - Visita in Via dei Georgofili e di beni confiscati nel centro storico di Firenze

(Piazza Signoria-Piazza Pitti-Porta a Prato-Piazza d’Azeglio)

- incontro con Assessore del Comune di Firenze, con Salvatore Calleri, Presidente Fondazione Antonino Caponnetto e con familiari e testimoni

13,00 Pranzo sociale alla Casa del Popolo ARCI Galluzzo (dove si fa attività di Doposcuola e attività varie di prevenzione babygang) -

16,00 - 19,00 - Incontro con sindacalisti di strada Sudd Cobas su Mafia cinese - Produzione di contraffazione con il coinvolgimento del lavoro minorile

- Visita della zona commerciale e artigiana dell’Osmannoro (Area tra Firenze e Prato)

- Visita alla Comunità di base delle Piagge - incontri ed esperienze di comunità alternative per l'integrazione e il superamento di varie forme di disagio sociale

20,00 Cena sociale -

Sabato, 12 aprile 2025

09,00 - 13,00 - Valdo Spini - La politica può parlare ancora ai giovani?

- Fernando Prodomo - Problemi inerenti alla devianza minorile

13,00 Pranzo e chiusura corso.


PER OGNI ULTERIORE INFORMAZIONE: www.solidariaweb.org


lunedì 10 marzo 2025

DUE QUESTIONI SOLLEVATE DALLA PROPOSTA DI M. SERRA DI MANIFESTARE A ROMA iL 15 MARZO


In questi giorni la proposta di Michele Serra di convocare una grande manifestazione di piazza a Roma, per urlare la necessità che l’Europa abbia un sussulto di dignità e si ponga come soggetto autonomo rispetto alle grandi potenze mondiali, sta dividendo l’Italia trasversalmente all’interno degli schieramenti partitici, delle organizzazioni sindacali, dei movimenti pacifisti.

Se non vedo male, sono in gioco due questioni distinte che vanno affrontate separatamente.

La prima nasce da una (suppongo intenzionale, data l’abilità comunicativa di Serra) ambiguità del suo appello: scendere in piazza per questa Europa (dalla fondazione dell’Unione Europea a oggi) o per un’Europa radicalmente rifondata secondo i suoi primi ideatori a Ventotene (dunque sui princìpi dell’Ottantanove – libertà, uguaglianza, fraternità - , sulla partecipazione democratica, sul perseguimento della giustizia sociale, sul ripudio della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti etc. etc.) ? La moltiplicazione delle esegesi del testo mi pare inutile: nessuno può stabilire a quale delle due Europe si riferisca Serra perché egli per primo si è voluto rivolgere indistintamente ai sostenitori di entrambe. Infatti, se avesse voluto dirimere l’equivoco, avrebbe potuto spendere una parola o di approvazione esplicita o di critica esplicita alla strategia adottata dalla Commissione europea in questi anni di guerra in Ucraina, di stragi a Gaza, di conflitti armati nel mondo. Ha preferito parlare a tutti in modo da convincere la maggior parte: e in effetti stanno aderendo realtà di ogni colore ideologico e di ogni schieramento politico.

Una seconda questione, ben distinta dalla prima, riguarda le ragioni degli uni (pro questa Europa) e degli altri (pro un’Europa altra) cittadini: ed è la questione decisiva che resterà aperta anche dopo il 15 marzo, data in cui la manifestazione romana (quali che siano le idee diversificate o addirittura opposte dei partecipanti) non modificherà (a mio avviso) di tanto né la politica del nostro Governo né ancor meno della Commissione europea.

Da una parte c’è la grande maggioranza dei partiti, della stampa, degli intellettuali: Putin è il nuovo Hitler; va fermato in Ucraina se non gli si vuole permettere di arrivare in Portogallo a Occidente e ai confini della Cina in Oriente; questo fine nobile, anzi sacro, giustifica ogni mezzo (perfino la deterrenza nucleare) e legittima ogni costo (fossero pure altre centinaia di migliaia di morti in aggiunta ai caduti degli eserciti russo e ucraino). E’ ingeneroso definire guerrafondai i sostenitori di questa tesi: non vogliono certo la guerra per la guerra ma, come ha ribadito in un intervento del 7 marzo 2025 Paolo Flores D’Arcais, si tratta di riscoprire la saggezza antica del “Se vuoi la pace, prepara la guerra”.

Dall’altra parte c’è una piccola minoranza di politici, di opinion leader, di studiosi che ritengono mistificante la narrazione della maggioranza per almeno due motivi principali: Putin si è comportato come Hitler con la Polonia (dunque in maniera criminale), ma  - a differenza di Hitler - dopo essere stato per anni provocato dalla progressiva estensione della NATO che ha circondato la Russia di Paesi ostili. Inoltre, ammesso e non concesso che Putin sia il nuovo Hitler e voglia invertire la storia degli ultimi tre secoli (in cui sono stati Paesi europei a tentare di invadere la Russia, mai il contrario), innescare un’escalation bellica (sino a non escludere il ricorso a ordigni atomici) è il modo peggiore (perché autolesionistico, suicida) di bloccarlo. Prima dell’occhio per occhio, dente per dente (che, secondo l’osservazione di Gandhi, rende il mondo cieco), ci sono mille strategie diplomatiche, economiche, tecnologiche per opporsi a Putin.

Una minoranza della minoranza pensa che se gli Stati istituissero, in parallelo se non ancora in sostituzione delle Forze armate, delle Forze di difesa popolare nonviolenta, le strategie di difesa nei confronti di possibili invasori sarebbero molto più numerose: scioperi, non-collaborazione, boicottaggi…(il mio amico Andrea Cozzo ne illustra diverse nel suo recente libretto La nonviolenza oltre i pregiudizi. Cose da  sapere prima di condividerla o rifiutarla). La storia, dai Greci alla Danimarca contro Hitler, è zeppa di episodi di opposizione dura, efficace, vincente, ma senza armi, a eserciti invasori: ma i manuali scolastici o li ignorano o (come nel caso di Gandhi contro la Gran Bretagna) li liquidano con poche righe.

Chi, come me, è arrivato – dopo un lungo e tortuoso percorso di ricerca – alle posizioni di questa minoranza (di nonviolenti) della minoranza (pacifista), dev’essere disposto ad accettare l’epiteto di “utopista”. Infatti non si tratta di frequentare i ‘luoghi’ (topoi) abituali, ma di lavorare affinché l’umanità compia un salto evolutivo verso un ‘luogo’ (topos) ancora inesistente in cui uccidere – sia pure per motivi che si ritengono sacri – sia considerato un tabù (come l’umanità odierna ritiene impensabile il cannibalismo o l’incesto). Come ho letto da qualche parte, le persone di buon senso si comportano come ci si è comportato per lo più sino alla loro epoca; ma, se ogni tanto non ci fossero degli spostati (come Socrate, Buddha, Gesù, Francesco d’Assisi, Giordano Bruno, Martin Luther King…), la storia non segnerebbe nessun passo in avanti.

Augusto Cavadi

* Per la versione originaria corredata da foto cliccare qui:

https://www.zerozeronews.it/pacifismo-e-non-violenza-secondo-augusto-cavadi/

domenica 9 marzo 2025

IL SESSANTOTTO RACCONTATO A GIOVANI DI OGGI

Gli inviti, da parte di classi di studenti a incontrare qualche reduce del Sessantotto, si fanno più frequenti via via che restiamo sempre in meno a sopravvivere,. Quando tocca a me, mi riesce difficile proporre una narrazione sintetica e soprattutto imparziale. In questi giorni ho provato a partire dall’equazione Sessantotto = contestazione globale: globale in senso geografico (ha toccato quasi tutto il pianeta) e in senso intensivo (ha riguardato quasi tutti gli aspetti della vita personale e collettiva).

Ma chi sono stati i soggetti principali di questo movimento contestatario che si proponeva, attraverso lotte settoriali, di cambiare l’intero “sistema”?

Innanzitutto gli studenti che hanno contestato contenuti e metodi pedagogici delle agenzie educative più diffuse (scuole/università e chiese); la morale sessuale dominante (ossessionata dal rischio delle gravidanze indesiderate) e le politiche militariste (la cui espressione parossistica era costituita dalla guerra del Vietnam).

In contemporanea con le rivolte studentesche – e non di rado ad esse intrecciato – si è registrato il movimento di liberazione delle donne:  il femminismo, da teoria e pratica di piccoli gruppi pionieristici, è diventato un fenomeno sociale molto più ampio e ramificato.

Anche gli operai si sono mobilitati per il miglioramento decisivo delle condizioni di lavoro e, più radicalmente, per introdurre nella fabbrica spazi e tempi di partecipazione democratica.

A più di mezzo secolo da quegli anni il bilancio è ambiguo.

Certamente è stato ottenuto il riconoscimento legislativo di molti diritti civili anche in Paesi dove sembravano impossibili (vada per tutti il caso del divorzio in Italia), ma non si può negare che le istanze progressiste hanno esasperato l’individualismo tipico della concezione antropologica borghese: il “noi” ha ceduto quasi completamente il posto all’ “io” nell’accezione più riduttiva ed egocentrica.

Certamente sono stati ottenuti per i lavoratori e i cittadini meno abbienti notevoli progressi salariali e, più in generale, legislativi. Ma proprio queste conquiste in direzione dello Stato assistenziale prefigurato nella Costituzione repubblicana hanno scatenato nelle minoranze imprenditoriali, militari e politiche di stampo reazionario una vera e propria strategia terroristica (sia attraverso Servizi segreti statali sia manovrando, in forme non ancora del tutto chiarite, gruppi estremisti di destra e di sinistra nonché associazioni criminali mafiose). Perciò, se la mobilitazione partitica e sindacale ha prodotto risultati tangibili e motivanti, la degenerazione terroristica ha smorzato gli entusiasmi dei cittadini inducendoli a ripiegare, per paura e/o delusione, nel disimpegno politico dalla fine degli anni Ottanta a oggi.

Sul piano internazionale il vento del Sessantotto ha soffiato anche all’interno dei grandi Partiti Comunisti Occidentali ed è penetrato al di là della “cortina di ferro”, contribuendo non poco al progressivo indebolimento, ideologico e istituzionale,  dell’Unione Sovietica: di uno dei due antagonisti della Guerra “fredda” che aveva mantenuto il mondo sotto la spada di Damocle di un conflitto nucleare definitivamente devastante. Ma con l’implosione dell’URSS il bi-polarismo planetario ha lasciato campo libero ad uno solo dei due imperialismi in conflitto: gli Stati Uniti d’America e i Paesi occidentali alleati (NATO). Una supremazia che sembra indiscussa dal punto di vista culturale (l’anglo-americano come lingua universale e il capitalismo come teoria economica unica, adottata da regimi politici di segno diverso), ma che  lo è sempre meno dal punto di vista politico-militare dal momento che Cina, Russia, India, Brasile e altri Paesi emergenti non intendono rinunziare ad arginare lo strapotere statunitense sulla scena internazionale.

Il quadro è (per fortuna) in continuo cambiamento e molto di ciò che è mutato dal 1968 al 2025 – soprattutto con l’avvento del Web e dei suoi padroni sovranazionali - muterà certamente nei prossimi anni, anzi nei prossimi mesi. Come dal Sessantotto (e,  in parte,  grazie ad esso) in poi, saranno cambiamenti in meglio e in peggio: la storia sembra preferire lo zig-zag alla linea dritta. Individui e gruppi possono condizionarne il corso? Mezzo secolo fa sembrava che si fosse un po’ tutti convinti di sì. Oggi siamo in pochi a perseverare in quella generosa, ma ingenua, convinzione di poter “lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato” (Robert Baden Powell). Cerchiamo nuove motivazioni ideali, nuovi miti propulsivi; ma nessuna improbabile rinascita di passioni sopite avrà effetti storici incisivi se non sostenuta dalla fatica condivisa dell’indagine razionale, della riflessione critica, della progettazione meditata. Cuore e ragione, si potrebbe sintetizzare con uno slogan. Ma già Hegel aveva coniato il modello antropologico affascinante del “cuore pensante”.

Augusto Cavadi

* Per la versione originaria, corredata da foto, cliccare qui:

https://www.zerozeronews.it/dall-8-marzo-alla-coscienza-civile-quel-che-resta-dei-sogni-del-68/


domenica 2 marzo 2025

PREGARE PER LA SALUTE DI PAPA FRANCESCO?

 PREGARE PER LA SALUTE DI PAPA FRANCESCO ?

Anche se ho in mente le troppe decisioni che papa Francesco non ha preso – non ha voluto o non ha potuto prendere – per la sua Chiesa, mi è umanamente simpatico. Sono dunque sinceramente dispiaciuto per le sue traversie sanitarie e spero che si rimetta in forma il più presto possibile. Non può dunque che colpirmi favorevolmente la notizia che piccole folle di fedeli si radunino ora sotto l’ospedale ora in piazza san Pietro ora in altri luoghi del pianeta per pregare per lui.

Dal punto di vista sentimentale trovo incoraggiante constatare che esistono ancora dei personaggi pubblici che attraggono stima, solidarietà, affetto dalle donne e dagli uomini di strada. Ma poiché non siamo solo una fucina di sentimenti, mi viene spontaneo chiedere che messaggio questi cattolici stiano trasmettendo al mondo (oggettivamente, senza neppure averne consapevolezza).

Le loro preghiere per la guarigione del papa implicano una serie di convinzioni che non è facile giustificare teologicamente.

La prima è che da Dio dipendano direttamente tutti i fenomeni naturali dell’universo: ma davvero, come mi si ripeteva da bambino, non cade foglia che Dio non voglia? O Egli/Ella/Esso/X va pensato come il Fondamento della totalità che (per riprendere le suggestioni di Teilhard de Chardin  e di don Carlo Molari) non “fa” ma “fa fare” a ciascun essere secondo le sue peculiarità? Non va pensato, forse,  come la Causa “prima” che rende possibile l’operatività autonoma delle cause “seconde”?

Se non adottiamo questa concezione di Dio più evoluta e restiamo alla visione medievale della “onnipotenza” divina, dovremmo ammettere che Egli/Ella/Esso/X possa guarire “miracolosamente” Bergoglio, ma non lo fa spontaneamente. Per attivarsi aspetta che un congruo numero di esseri umani glielo chieda. A quanto ammonterebbe il numero minimo legale? Cento, mille, centomila, un milione di oranti?

Ammesso – e non concesso – che Dio possa e voglia intervenire specificamente in un caso come questo (e lo facesse davvero per venire incontro alla pressione dell’opinione pubblica religiosamente accreditata), che cosa penserebbero i genitori che pregano invano per la guarigione dei loro piccoli o i piccoli che pregano invano per i loro genitori? Come si potrebbe giudicare un Dio che risparmia la morte a un vecchio ottantottenne ma rimane inerte davanti all’agonia di milioni di persone di ogni età (senza contare le inenarrabili sofferenze di animali di ogni altra specie vivente)?

Sono – o almeno tendo ad essere – un soggetto ragionevole, ma non sono un razionalista. Forse ognuno di noi è connesso con tutta l’umanità, anzi con tutto il cosmo, non solo a livello fisico, ma anche mentale e psicologico. Forse l’entanglement di cui parlano i fisici quantistici non vale solo a livello di microfisica. Dunque pregare Dio per un nostro simile può essere un modo – per così dire indiretto – di trasmettergli  energie positive, sanatrici, liberatrici. In questa ipotesi  (che per me è una speranza)  anche la preghiera collettiva per un pontefice malato può avere un senso. Purché si sappia e si dica chiaramente che la visione antropomorfica di Dio, come Arbitro indiscutibile che dà e toglie la vita secondo criteri a noi ignoti, è ormai alle spalle della teologia più evoluta.

Augusto Cavadi

* Versione originaria con apparato iconografico 8e un commento del direttore del sito) qui:

https://www.zerozeronews.it/pregare-per-la-salute-di-papa-francesco/