A
nostra conoscenza, non c’è un pianeta più bello della Terra. Eppure siamo
riusciti a renderci infelici ammazzandoci a vicenda e chiamando “pace” i brevi
periodi in cui gli oppressi sono talmente oppressi da non potersi neppure
ribellare. La nonviolenza (attiva; ma, se tale, non è mai passiva) è anche
questo: l’opposizione costante a ogni situazione di follia omicida e suicida.
E’ trama di pensieri creativi, decisioni interiori, ma soprattutto gesti
concreti: ad esempio proporre al Parlamento una legge che istituzionalizzi una
terza via tra l’uccidere e l’essere uccisi, tra la reazione armata e la resa
incondizionata.
L’esame
critico di questa proposta è stato uno dei temi affrontati dal 29 al 31 maggio,
nel corso del Seminario nazionale del
Movimento Nonviolento, in un accogliente agriturismo presso Montevaso, nel
pisano (https://www.movimentononviolento.it/campagne/campagna-difesa-civile-non-armata-e-nonviolenta/tensione-e-familiarita-al-seminario-di-montevaso ).
Contenuti
essenziali
Per
sapere di che si tratta basta un click al sito del Governo italiano https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008 e, se la proposta convince, firmare (avendo a portata
di mano una carta d’identità elettronica o uno spid). E’ urgente attivarsi:
entro il 16 settembre 2026 vanno raccolte almeno 50.000 firme!
Lo
diciamo in sintesi telegrafica.
Il
disegno di legge di iniziativa popolare prevede l’istituzione, presso la
Presidenza del Consiglio dei Ministri, di un “Dipartimento della difesa civile,
non armata e nonviolenta”.
Suoi
compiti principali: sia offrire ai cittadini e alle cittadine che vogliano
addestrarsi come “Corpi civili di pace” le stesse opportunità a
disposizione dei cittadini e delle cittadine che oggi vogliono essere
addestrati/e come Forze armate; sia costruire
un “Istituto di ricerca per la pace e il disarmo” a supporto
scientifico e formativo del Dipartimento.
Quanto
ai finanziamenti il disegno di legge prevede che i contribuenti possano
devolvere il 6 x mille di quanto da essi dovuto come IRPEF.
Qualche
chiarimento
Un
primo, grossolano, fraintendimento riguarda la differenza fra “disarmo” e
“transarmo”. Se l’obiettivo utopico (nel senso di méta da perseguire per
avvicinarvisi gradualmente) è un’umanità che non abbia bisogno di armarsi per
difendersi al proprio interno, con questa proposta di legge non si chiede - in
questa fase storica - di eliminare gli eserciti, ma di rendere concreta l’idea
che ci sono due modi di ottemperare all’articolo 52 della Costituzione italiana
(“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”): con l’uso delle armi
(anche in alleanza con Paesi dotati di bombe nucleari) o con l’uso di strategie
e tecniche non armate.
Un secondo equivoco – alimentato non sempre in buona fede – consiste nel ritenere ideologicamente contrassegnata questa proposta. E’ vero che ci si aspetta un’adesione da parte di chi si professi in qualche modo illuminista (dal punto di vista filosofico) o cristiano (dal punto di vista religioso) o buddhista (dal punto di vista filosofico-religioso) o internazionalista socialista (dal punto di vista politico); ma ciò non esclude che essa possa risultare convincente e appassionante anche a persone che condividono altri orizzonti culturali e valoriali. La guerra non conosce bandiere di parte: quando arriva, devasta tutti e tutte (tranne qualche piccolissima élite che ci specula finanziariamente).
Augusto Cavadi
Qui la versione originaria illustrata: https://www.adista.it/articolo/75867
