I “pizzini” con cui Binnu Provenzano esercitava la signoria mafiosa dalla latitanza sono diventati tristemente celebri. Bisogna riconoscere che, prescindendo dai contenuti riprovevoli, il genere letterario avesse una sua efficacia comunicativa: erano testi brevi, concisi, diretti e parlavano all’interlocutore senza giri di parole superflui né fronzoli. L’editore trapanese Crispino Di Girolamo si è chiesto se, con una mossa dialettica in parte ironica, non si potesse adottare il modello per veicolare messaggi esattamente opposti e ha proposto a vari esperti del settore di scrivere per una nuova Collana: “I pizzini della nomafia”.
Al
Salone internazionale del libro di Torino (14 – 18 maggio) la nuova Collana
editoriale verrà presentata giovedì 14
maggio alle ore 11,00 presso lo stand della Regione Sicilia da Elena Ciccarello
(direttrice della rivista bimestrale “La via libera”) e da Augusto Cavadi
(autore del volumetto Liberarsi dalla mafia che fa da apripista ai
successivi, tra cui Ricordati di ricordare a firma di Umberto Santino e
Andrea Cozzo).
Nel
“pizzino” di Cavadi si presenta, in poche ma incisive pagine, il ruolo che il
cittadino/la cittadina sono chiamati/e a svolgere nella più ampia strategia di
resistenza al dominio mafioso. Innanzitutto spetta ad essi/esse il compito di informarsi
(sulla base non solo delle notizie di cronaca, ma anche degli studi
scientifici di approfondimento) sulle metamorfosi delle organizzazioni
criminali, molto abili nel coniugare la persistenza secolare con
l’aggiornamento ai nuovi contesti culturali e tecnologici. Secondariamente, si
tratta di adoperare bene il diritto di voto: come non si stancava di
ribadire Paolo Borsellino, la matita sulla scheda elettorale è un’arma potente
contro le mafie e i loro complici. In terzo luogo, come
consumatori/consumatrici, abbiamo la possibilità di boicottare
l’economia sospetta e di incrementare l’imprenditoria pulita (vedi
pluridecennale azione di “Addio pizzo”). Un quarto ambito di azione riguarda le
iniziative pedagogiche mirate all’educazione delle nuove generazioni:
non solo dei quartieri popolari, ma anche delle zone benestanti dal momento che
i giovani sono “a rischio” anche se appartenenti a fasce sociali borghesi.
Informazione, consapevolezza politica, vigilanza economica, attivismo
pedagogico sono tutti elementi che si
completano a vicenda e che richiedono impegno, rinunzie, resilienza alle
incomprensioni e alle delusioni: ecco perché sono attuabili solo all’interno di
una prospettiva etica. Chi non sceglie di trovare nella costruzione di
una “polis” più vivibile uno dei modi più solidi di dare senso alla propria
stessa vita o non si schiererà mai contro il sistema mafioso o lo farà solo
precariamente sino a quando le sue motivazioni emotive non si spegneranno.
Antonio Cangemi
https://www.zerozeronews.it/i-contro-pizzini-che-azzerano-la-mafia/

