giovedì 3 aprile 2025

L’eredità di Ortensio da Spinetoli: report di Valerio Gigante del Convegno romano del 26.3.2025

 

Cercare assieme, cercare ancora.                                L’eredità di Ortensio da Spinetoli

Ricordare la figura di Ortensio da Spinetoli a cento anni dalla nascita. Ma perché, qual è il senso e la portata della sua testimonianza umana e intellettuale per la Chiesa e per la società odierna? È una domanda che vale per tante figure che hanno accompagnato la storia della Chiesa e della società del passato recente e remoto. Vale ancora di più per Ortensio, che le circostanze storiche hanno condannato alla marginalità, al punto che sin dagli anni ‘70 Ortensio ha potuto parlare e scrivere solo in una sorta di semi-clandestinità, allontanata dalla Chiesa istituzionale e dalle facoltà teologiche.

Eppure, in modo per alcuni versi sorprendente, le pagine di Ortensio continuano a suscitare interesse e dibattito. Il suo libro postumo – quasi una sorte di testamento spirituale – L’inutile fardello, pubblicato nel 2017 dalla casa editrice laica Chiarelettere fu un piccolo caso letterario, con diverse ristampe e migliaia di copie vendute. Di questa permanenza di Ortensio nella vita e nel dibattito ecclesiale e culturale si è discusso a Roma, presso la basilica dei SS: Apostoli, lo scorso 16 marzo. C’erano oltre 100 persone, venute ad ascoltare e a confrontarsi con Ricardo Peréz Márquez, teologo, del Centro studi biblici “G. Vannucci” di Montefano e Augusto Cavadi, filosofo, della Scuola di formazione etico-politica “G. Falcone” di Palermo. Moderati dalla giornalista Luce Tommasi, i relatori e gli interventi dei presenti hanno messo in evidenza la consapevolezza che la forza e radicalità del pensiero di Ortensio sono state più forti della violenza con cui il potere ecclesiastico ha tentato di silenziarlo. E che, anzi, proprio la condizione di marginalità che Ortensio ha dovuto subire per oltre 40 anni, unite alla coerenza di vita e testimonianza gli hanno consentito di instaurare e mantenere un legame solidissimo con le generazioni di laici e credenti vissute nel post Concilio, che si interrogavano su un nuovo modo di leggere e interpretare le Scritture. Augusto Cavadi nel suo intervento ha sostenuto che Ortensio, con i suoi testi e la sua proposta di esegesi biblica, con la sua ecclesiologia e la sua teologia sia stato soprattutto capace di parlare ai non specialisti, a coloro che non frequentavano le biblioteche e le facoltà teologiche; addirittura a coloro che non si interessavano della Chiesa e dei suoi problemi nel rapporto con il mondo contemporaneo. Una circostanza straordinaria, soprattutto in un Paese come l’Italia, dove drammatico è stato il divorzio tra ricerca teologica e cultura laica, consumatosi sin dal periodo post unitario. Se infatti, ha spiegato Cavadi, in Paesi come la Germania, le facoltà teologiche si trovano all'interno di atenei statali con il risultato di un continuo e fecondo dialogo tra culture e visioni del mondo, in Italia la teologia è sempre stata monopolio esclusivo della Chiesa. Questa circostanza ha provocato enormi danni alla cultura cattolica, ma ha avuto conseguenze disastrose anche per la cultura laica.

L’“ecumenismo dell’ignoranza”

Cavadi, che ha insegnato per 40 anni nei licei, ha raccontato ad esempio di essersi spesso trovato di fronte a insegnanti di letteratura, storia, arte completamente digiuni di conoscenze bibliche e competenze teologiche, che non sapevano nulla di Gesù e della dottrina cattolica; ma che spiegavano la Divina Commedia o i capolavori della pittura o le guerre di religione senza questo indispensabile retroterra culturale. Oggi poi, che, ha chiosato Cavadi, neanche i cattolici leggono e sanno più di teologia, siamo di fronte a una sorta di «ecumenismo dell’ignoranza». In tale contesto, pochissimi intellettuali cattolici hanno avuto la capacità e il coraggio di superare questo divorzio, facendo breccia in un pubblico laico, digiuno di questioni religiose. Capitò al biblista Giuseppe Barbaglio, con il suo fortunato testo su Paolo di Tarso. O a Vittorio Messori con la sua Inchiesta su Gesù. È capitato in anni recenti a Vito Mancuso o a Mauro Pesce. Ma sempre in modo episodico. Ortensio invece ha inciso in maniera profonda su diverse generazioni; non solo con i suoi libri, ma con il suo metodo di indagine. In un periodo, peraltro, in cui la teologia dava risposte a domande che la società secolarizzata non si poneva. In un dialogo tra sordi che la ricerca di Ortensio ha saputo lentamente trasformare.

Tre qualità

Dell’eredità di Ortensio, Cavadi sottolinea in particolare tre qualità: la competenza scientifica, che gli consentiva di argomentare, documentando puntualmente e in maniera circostanziata ciò che sosteneva. In questo modo Ortensio non doveva rifugiarsi, come altri teologi, in un linguaggio astruso, autoreferenziale e specialistico, ma comunicava in maniera chiara e nitida, sempre aperto al confronto con ogni possibile rilievo critico. E sempre consapevole della provvisorietà di ogni affermazione e ipotesi, che poteva e anzi doveva sempre essere soggetta a revisione e approfondimento.

Poi Ortensio aveva la passione per la ricerca; e ogni volta che scriveva o parlava si percepiva il suo desiderio di indagare il testo biblico assieme a coloro che lo ascoltavano e lo leggevano, evitando ogni atteggiamento di superiorità intellettuale.

La terza qualità di Ortensio è che era una persona libera. Libera dalla dipendenza economica nei confronti dell'autorità; e libero dal desiderio di fare carriera. Aveva infatti accettato di essere degradato e impoverito pur di difendere le sue idee; e ha fatto anzi di questa sua condizione il presupposto di una ricerca realmente libera, perché realmente indipendente da ogni condizionamento. 

Ortensio scriveva e affermava contenuti di grande radicalità ma mai in uno spirito distruttivo Se demoliva indicava sempre un aspetto positivo, una prospettiva possibile per uscire dalla crisi che le sue affermazioni avevano aperto. E sempre Ortensio proponeva le sue interpretazioni come ipotesi, sottolineando sempre – come ha ricordato Perez – che le parole migliori sono quelle che devono ancora essere scritte e che fare esegesi biblica e fare teologia equivale a mettersi costantemente in cammino.

Il Vangelo per l’uomo, non per l’istituzione

Mantenendo con perseveranza la fedeltà alla parola, ha ricordato Ricardo Peréz Márquez, profeti come Ortensio sono stati ingiuriati, ma la storia ha dato loro ragione. Anche se la loro esistenza si può chiudere con una sconfitta, il fatto di essere stati vigili e perseveranti rende ancora viva e attuale la loro testimonianza. In particolare Ortensio ha saputo comunicare la ricchezza umana del Vangelo, sempre consapevole delle incomprensioni e del rifiuto di quanti sono pronti a sacrificare il bene delle persone alle ragioni dell’istituzione.

Ortensio era convinto che il Vangelo fosse distinto e distante da ogni dottrina. Uno dei suoi tratti distintivi è stata la passione per la parola, che Ortensio ha sempre saputo coniugare con il rigore e la coerenza della vita. Per lui, ha spiegato Peréz Márquez, la parola non serve a confermare una dottrina, ma a nutrire la fede dei credenti per orientarne le scelte alla realizzazione del regno. Ortensio lo ha fatto introducendo tra i primi il metodo storico critico all'esegesi delle scritture. Demitizzare i testi sacri, riportandoli al contesto storico culturale nel quale sono stati prodotti per renderli significativi per la vita dei credenti. Liberando la teologia dai fardelli inutili imposti dall’ideologia religiosa, che identifica la verità con la dottrina. Ortensio ha insegnato una prassi che si oppone a ogni forma di dogmatismo applicato alla parola. Alcuni dei libri di Ortensio da Spinetoli sono disponibili presso Adista, 06/6868692, abbonamenti@adista.it, www.adista.it).

Un’ultima notazione: alla fine dell’incontro i presenti si sono spostati in Basilica, per assistere alla celebrazione di una messa in ricordo di Ortensio celebrata dal card. Matteo Zuppi. Un segno – ma resta da capire quanto sarà rilevante (una analoga iniziativa del cardinale per Ernesto Bonaiuti non ha avuto sinora alcun seguito) – dell’attenzione che oggi anche l’istituzione ecclesiastica ha voluto mostrare nei confronti di questo grande biblista. 

Tratto da: Adista Notizie n° 13 del 05/04/2025

Per la versione originale illustrata basta un click qui:https://www.adista.it/articolo/73472



martedì 25 marzo 2025

NINO MICELI RACCONTA LA STORIA DELLA SUA VITTORIOSA RIBELLIONE AL PIZZO MAFIOSO

 

Riporto la mia Prefazione al volume di Nino Miceli, E tu lo sai chi sono io? Storia di una ribellione al pizzo, Di Girolamo, Trapani 2025, che abbiamo presentato ieri a Roma, presso la Sala Extra di “Libera”, con la partecipazione di  Mario Mattifogo (generale dei Carabinieri ris.) e Anna Canepa (Direzione nazionale antimafia antiterrorismo). Non sono mancate le domande da parte di qualcuno del numeroso pubblico presente in sala.

 


       Per aprire questo libro con una chiave adatta

Antonino Miceli è una delle persone che onorano l’Italia e compensano la viltà, la corruzione, la piccineria d’animo di tanti altri concittadini. Nelle pagine che seguono l’autore narra la sua storia di ribellione alle richieste mafiose di pizzo, le sue vicende giudiziarie e personali, la sua attuale condizione di “testimone di giustizia” (cittadino che si oppone  al mondo mafioso e collabora con le autorità giudiziarie per perseguire i criminali) da non confondere con la condizione di “collaboratore di giustizia” (denominazione riservata ai cittadini che, avendo fatto parte di associazioni criminali, se ne sono poi distaccati per motivi talora nobili e più spesso  meno nobili).

Per varie coincidenze, sono venuto a conoscere Nino una ventina di anni fa e ho avuto il privilegio di accompagnarlo in varie sedi (università, scuole, associazioni, sindacati…) dove ha raccontato la sua storia. Indimenticabile la prima volta, nell’Aula Magna della sede storica dell’Università di Palermo, con la partecipazione di un magistrato che avevo avuto tra i miei alunni al liceo e che, proprio all’esordio della carriera, aveva brillantemente sostenuto l’accusa contro i persecutori di Miceli: Antonino Di Matteo.

Intanto Nino Miceli mi ha espresso il desiderio di raccogliere in un testo organico quanto  si trova in pubblicazioni e interviste di difficile reperimento, integrato con vicende e riflessioni – non meno significative -  fino al momento presente.                 

È stato per me un onore prestare una mano a un personaggio pubblico che, intanto, è diventato uno dei miei amici più cari. Il risultato è una narrazione puntellata da disgrazie, muri di gomma e colpi di scena, talmente avvincente da stentare a ritenerla – come in effetti è– veridica sin nei minimi dettagli: sembrerebbe un testo di scrittura collettiva prodotto da Kafka, Pirandello e Camilleri. Se fosse la sceneggiatura di un film rischierebbe di vincere il premio Oscar: ma, come si evince dagli intrecci che l’autore evidenzia con numerosi eventi contemporanei, è tutta la storia d’Italia dal Secondo dopoguerra a oggi ad essere al di sopra di ogni immaginazione letteraria.

Spero che un numero ancora maggiore di lettori potrà trovare in queste pagine non solo memoria di eventi che meritano di non cadere nell’oblio, ma anche e soprattutto  incoraggiamento a lottare senza tregua contro il dominio mafioso che minaccia la democrazia in tutto il Paese e ormai anche in aree geografiche esterne ai confini italiani.



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Qui il link al testo rielaborato e pubblicato anche su :

https://www.zerozeronews.it/un-miracolo-denunciare-la-mafia-e-sopravvivere-ai-boss-e-alla-falsa-antimafia/ 

 Qui la video registrazione (quasi completa) del mio breve intervento introduttivo alla presentazione romana:





martedì 18 marzo 2025

TRE APPUNTAMENTI A ROMA (DA LUN. 24 a MERC. 26/3/2025)

Informo con piacere su tre occasioni d'incontro con le persone amiche che vivono a Roma o che si trovino lì di passaggio.

(Il primo e il terzo incontro sono a ingresso libero. Solo per il secondo incontro, di martedì 25/3, è necessario prenotarsi alla e-mail:   maxsal58@gmail.com   e attendere conferma della disponibilità di posti).








lunedì 17 marzo 2025

IN TOSCANA ( 10 - 12 aprile 2025) PER DOCENTI MA NON SOLO

Percorsi didattici di antimafia sociale

Una proposta formativa multidisciplinare tra processi educativi e impegno sociale

IX Edizione

"Toscana – Sicilia. Reti interculturali in e tra territori diversi"

PRESUPPOSTI CULTURALI

In questo 2025 si è giunti all'ultima tappa del trittico di sessioni formative inaugurato con la VII edizione del Corso svoltosi nel 2021 in Sicilia che prevedeva la sua prosecuzione in una Regione del Sud continentale e in una del Nord.

Tale previsione nasceva dall'esigenza di fare esperienze concrete sulle diverse caratterizzazioni sul Territorio di fenomeni mafiosi e malavitosi in generale, presenti in contesti socio-economici diversi, ma con uguale capacità di devastazione complessiva delle Società interessate. In tal senso, si manifesta l'evidente intento di superare stereotipi e luoghi comuni che raccontano in modo inadeguato fenomeni criminali di tipo mafioso circoscritti in alcune Aree storicamente interessate e lasciando intendere la presenza di altri Territori del tutto avulsi da detti fenomeni criminali.

Come da metodo consolidato avvertiamo il bisogno di attraversare luoghi e situazioni e di ascoltare Esperti e Testimoni per prendere consapevolezza di un fenomeno comune a Territori molto diversi rispetto al quale tutte le Comunità educative – con la presenza determinante dell'Istituzione scolastica – dovrebbero condividere adeguati strumenti d'intervento sul piano didattico ed esperienziale per costruire nei giovani una coscienza l critica che rimane l'inevitabile obiettivo per sviluppare una cittadinanza più matura, consapevole e responsabile.

Pertanto restano fermi anche in questa edizione i presupposti culturali del percorso formativo che prosegue in continuità teorica e pratica con i temi sviluppati nelle precedenti edizioni. Tali presupposti questa volta saranno attraversati e confrontati in un Territorio come la Toscana che – nonostante la sua straordinaria bellezza artistico-ambientale e la sua fulgida Storia - non è stata risparmiata dal cancro delle mafie – non solo in termini di importazione di fenomeni criminali da Territori di antica tradizione mafiosa, ma anche di creazione di sistemi criminali prettamente locali, almeno in termini di complicità e di connivenze.

Ma è sicuramente motivo di speranza il fatto che – come si è potuto constatare in Campania – un difficile, ma importante percorso di un consolidato movimento di opposizione culturale alla camorra locale - con tutte le relazioni e le cointeressenza con altre mafie - del pari è presente in Toscana un analogo movimento che - sia pure con specificità diverse – ha sviluppato nel tempo – oltre ad una rete di relazioni con movimenti di contrasto e resistenza presenti in Regioni del Sud di antica presenza mafiosa – la consapevolezza – individuale e collettiva – di concreti e diffusi insediamenti di crimine organizzato che nella Loro Regione hanno fatto sistema con realtà politico-istituzionali ed economiche. Di questo movimento - molto attivo e creativo - sarà prezioso partner per tutte le nostre attività in terra toscana – in particolare nei Territori di Siena, Firenze e Prato – la Fondazione Antonino Caponnetto

METODOLOGIA, MODALITÀ E DATE DI SVOLGIMENTO

Il Corso conferma la modalità interattiva basata sui principi della co-formazione con la valorizzazione degli aspetti comunicativi e della relazione personale diretta, oltre che con l'ascolto e il confronto con qualificati Docenti/Esperti, con Soggetti attivi nell'Associazionismo, nel volontariato sociale e in altri Enti e Gruppi informali attivi nel Territorio. L'attuazione di tali principi formativi sarà favorita dalla convivialità nella forma residenziale che prevede il Corso anche in questa edizione, preceduta da una sessione online di 4 incontri in VDC nei giorni 31 marzo, 3/7/8 aprile 2025 dalle ore 16,30 alle ore 18,30 - su argomenti propedeutici e/o di contestualizzazione rispetto ai temi dibattuti in presenza nella successiva sessione residenziale che si terrà presso Suvignano (SI), Firenze e Prato nei giorni 10-11- 12 aprile 2025.

Si precisa infine che la presenza necessaria per ottenere il rilascio dell'Attestato di partecipazione dovrà essere assicurata in entrambi le sessioni – online e in presenza – secondo le disposizioni contenute nel Regolamento.

ORGANIZZAZIONE

Questo Corso si svolgerà in Toscana  e vedrà la partecipazione di un massimo di 30 Docenti in servizio presso le scuole di ogni ordine e grado e di 5 Uditori.

L’organizzazione e la logistica del Corso saranno curate da Solidaria Onlus, mentre la direzione scientifica è affidata all’Università “Kore” di Enna. Ci si avvale, inoltre, della collaborazione – nei Luoghi di svolgimento delle attività – del contributo di un tessuto associativo e istituzionale attivo in Toscana.

SESSIONE ONLINE

Programma attività

Giorno   Orario              Descrizione attività

31 marzo 16,30 – 18,30 * Apertura lavori del Direttore del Corso Prof. Giuseppe Burgio

*  Andrea Meccia – L'uso degli strumenti audiovisivi nella didattica: una proposta metodologica

3 aprile 16,30 – 18,30 * Christian Raimo – Libertà di insegnamento e di espressione: un indicatore fondamentale per misurare la qualità della democrazia in un Paese

7 aprile 16,30 – 18,30 Marcello Ravveduto – Studenti digitali: fascinazione digitale al tempo dei social

8 aprile 16,30 – 18,30 Irene Biemmi – Segregazione formativa e orientamento scolastico. Una prospettiva di genere

 

SESSIONE RESIDENZIALE

presso Tenuta agricola di Suvignano Monteroni d'Arbia (SI) con attività in Firenze e Prato

Programma attività

Giovedì, 10 aprile 2025

Orario Descrizione attività

Entro le ore 10,30 Arrivo dei partecipanti a Siena - stazione ferroviaria centrale o terminal bus e Transfer fino alla Tenuta di Suvignano (SI) a cura  dell'organizzazione. -

11,00 - 13,30 - Inizio delle attività e presentazione del gruppo

- Presentazione dei Lavori e illustrazione delle attività

13,30 Pranzo sociale

16,00 - 19,00 - "La Toscana non è Terra di Mafia ma la Mafia c’è e c’era!"

Maurizio Pascucci Responsabile Nazionale Beni Confiscati alla Mafia Fondazione Antonino Caponnetto

- "L’impegno dei Comuni per prevenire l’infiltrazione mafiosa"

Gabriele Berni, Sindaco e coordinatore ANCI legalità

- "Percorsi di cittadinanza attiva nelle scuole"

Domenico Bilotta, Responsabile Scuola della Fondazione A. Caponnetto /Vice Presidente dell’Associazione Nonno Nino

20,00 Cena sociale

Venerdì, 11 aprile 2025

Orario Descrizione attività

08,30 Trasferimento in Pullman a Firenze -

09,00 - 13,00 - Visita in Via dei Georgofili e di beni confiscati nel centro storico di Firenze

(Piazza Signoria-Piazza Pitti-Porta a Prato-Piazza d’Azeglio)

- incontro con Assessore del Comune di Firenze, con Salvatore Calleri, Presidente Fondazione Antonino Caponnetto e con familiari e testimoni

13,00 Pranzo sociale alla Casa del Popolo ARCI Galluzzo (dove si fa attività di Doposcuola e attività varie di prevenzione babygang) -

16,00 - 19,00 - Incontro con sindacalisti di strada Sudd Cobas su Mafia cinese - Produzione di contraffazione con il coinvolgimento del lavoro minorile

- Visita della zona commerciale e artigiana dell’Osmannoro (Area tra Firenze e Prato)

- Visita alla Comunità di base delle Piagge - incontri ed esperienze di comunità alternative per l'integrazione e il superamento di varie forme di disagio sociale

20,00 Cena sociale -

Sabato, 12 aprile 2025

09,00 - 13,00 - Valdo Spini - La politica può parlare ancora ai giovani?

- Fernando Prodomo - Problemi inerenti alla devianza minorile

13,00 Pranzo e chiusura corso.


PER OGNI ULTERIORE INFORMAZIONE: www.solidariaweb.org